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Una domenica al mare. Nuova rêverie di Carmen Consoli

2021-09-16 11:57

Alessandro Gullotta

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Una domenica al mare. Nuova rêverie di Carmen Consoli

"Una domenica al mare" è il nuovo singolo di Carmen Consoli che racconta la ciclicità di ogni stagione di vita e di qualsiasi cambiamento interiore.

 

 

 

Una domenica al mare

Nuova rêverie di Carmen Consoli 

 

 

Tutto inizia, invecchia, cambia forma, l'amore, tutto si trasforma.

Persino il dolore più atroce si addomestica.

[C. Consoli | T. Ferro]

 

"Una domenica al mare" è il singolo che segna il termine della "frustrazione dell'attesa" per il ritorno di Carmen Consoli e della sua poetica fotografica, della metrica abreativa, di una (forse) inconsapevole funzione di rêverie nei suoi testi e, più inaspettatamente, nelle immagini proposte dal relativo videoclip. Oggi su Blog. vi parlo del nuovo, improvviso, progetto di un'artista che adoro, nata come me in una "raggiante Catania", capace di generare immediatezza associativa senza rinunciare ad un linguaggio che non teme la ricerca e la conoscenza. 

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L'estate è arrivata in fretta

Proprio quando la tanto attesa calda stagione sta per volgere al termine e noi tutti ci troviamo a fare i conti con un malinconico blues da ritorno, la Cantantessa inizia: "L'estate è arrivata in fretta, andiamo dentro è un po' più fresco". Ci accompagna così alle porte di un racconto che attraversa il susseguirsi delle stagioni, l'irruenza e la pervasività delle fiamme che minacciano l'arida campagna e irrompono sulle autostrade. Un invito a a "respirare con il cuore" che sembra parlare, a ognuno di noi individualmente, della ciclicità dell'esistenza, della caducità dell'amore, dell'istinto primordiale a rigenerarsi e rivivere dopo ogni incendio. Così, sin dall'inizio del brano, percepiamo che ad arrivare in fretta non è soltanto l'estate, ma è qualcosa che temiamo pur essendo parte del ciclo, che giunge consuetamente, nonostante il nostro tentativo di ripararci al fresco.

La vita è una domenica al mare

Come in "Sud-est" (2009)  e nel suo malinconico refrain: "Spiegami in fondo che senso ha aspettare l'estate per poi rimpiangere il freddo dell'inverno", o in "Guarda l'alba" (2010) e nel suo nostalgico inno alla rigenerazione identitaria, in questo lavoro Carmen -con rinnovata consapevolezza ed esperienza materna- pare volerci esortare ad accogliere con coraggio il tremare della terra che annuncia cambiamenti catastrofici ma necessari. Non è più possibile aggrapparsi ai vecchi e monolitici equilibri, che seppure rassicuranti perchè ripetitivi, ci spingono a simulare un invidiabie benessere. E' necessario procedere, nella consapevolezza che il passato non si cancella ma muta di forma e di collocazione. L' esistenza quindi è -nello stesso tempo- una domenica al mare, un giorno da ricordare e, come la stessa Cantantessa scandisce allo spettatore nel video: "un'alba nuova da guardare". Un momento è presente ed è ricordo, già nell'attimo esatto in cui lo stiamo vivendo; questo non deve spaventarci ma suscitarci il bisogno di godere di ogni respiro. L'autrice insiste, in linea con  filosofie per noi ancora così "esotiche e distanti", sulla necessità di fermarsi e ascoltare con il cuore, nella consapevolezza che questo sia l'unico modo per vivere nell'autenticità di memorie implicite e sensoriali, di immagini che albergano nel corpo, di ricordi episodici vibranti, lontani da arroccamenti e sentimentalismi.

 

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Nel padre, nel figlio

Ed è nella coraggiosa self-disclosure inscritta in un videoclip dai toni intimi e delicati, che si può scorgere quello che sembra un preciso intento dell'autrice, di condivisione ed estensione "partendo da Sè". Non solo il regalo della presenza così eloquente del meraviglioso figlio Carlo Giuseppe, ma anche il ritratto corale di una famiglia grande e piena di colori, attraversata dal susseguirsi di momenti di gioco e di intimità diadica, dal mescolarsi delle generazioni e dal contrapporsi tra la quiete bucolica e un  ombroso timore rispetto all'avvenire.  Questa circolarità dell'esistenza e del quotidiano, ricamata dai due versi paralleli: "é l'odore di mio padre son certa | è la mano di mio figlio che mi afferra" sembra riverberarsi nell'elemento del fuoco, che suscita timore e curiosità, angosce di distruzione e desiderio di rigenerazione. 

Tutto cambia forma

A fronte di questa cilcicità e dell'arrivo frettoloso dell'estate e dei suoi incendi, sta a noi sfuggire al richiamo di un riparo al fresco che ci protegge ma ci limita nella partecipazione e nell'incontro con ciò che sarà. Dobbiamo provare a "stare" in questo ciclo, impegnandoci nella ricerca del trascorso in ciò che ci sembra nuovo e disarmante. Dobbiamo provare a  stare e respirare il cambiamento, immergendoci nell'occasione  di vedere "foreste riemergere da ceneri urbane". 

Sebbene impieghiamo così tanta fatica a mantenere i vecchi equilbri di cristallo e, con lecito e comprensivo timore, cerchiamo affannati zone d'ombra, è proprio nell'incendio che dobbiamo imparare a stare, nonostante ci spaventi, malgrado ci appaia come distruttivo ed implacabile. Tutto cambia forma, la sedia di nostro padre, il gioco prediletto da nostro figlio e noi non possiamo che produrre e conservare fotografie di ciò che è stato, consci che nulla è perduto ma che ha solo cambiato di posto.

 

Lo stesso fuoco, che popola il sotterraneo, è origine di una terra che trema ma che -dopo il terremoto- si riassesta, si adatta, pur nella sua variazione morfologica. E' il destino di chi vive consapevole di trovarsi alle pendici di un vulcano attivo, lontano dall'illusione e dall'errore di aver pensato di abitare all'ombra della montagna.

 

Immagini tratte dal videoclip ufficiale di Carmen Consoli "Una domenica al mare", regia di Attilio Cusani 

https://www.youtube.com/watch?v=AgVQjXVB-LU